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Quando non puoi danzare tu, fai danzare la tua anima. (Delbrel)

 

C’era una canzone che diceva “Son tutte belle le mamme del mondo”, io non so se è vero, però una cosa è certa…c’è stato un periodo in cui per ognuno di noi la mamma è stata l’acqua più sicura in cui navigare.

Un periodo della nostra vita in cui non eravamo in grado di giudicare e i nostri bisogni biologici erano tutti appagati, in cui il nostro battito risuonava assieme al suo battito cardiaco scandendo il ritmo della NOSTRA musica. Abbiamo suonato la stessa melodia, insieme, in perfetta armonia, almeno una volta nella nostra vita.

In quella SIMBIOSI, la mamma non giudicava noi e noi non giudicavamo lei, che era il TUTTO, l’ambiente circostante, le sensazioni tattili, uditive, visive nelle loro rudimentali versioni.

Poi la natura con la sua forza violenta ci ha distaccati, resi due da uno che eravamo e lì è iniziata la danza della relazione vera e propria dove non sempre siamo riusciti a ballare allo stesso ritmo. Alcune mamme, offuscate dal dolore delle proprie ferite non sono state in grado di seguire il ritmo del bambino, altre non sono riuscite a trasmettere il proprio ritmo perché non più capaci di sentirlo.

Ci sono mamme che hanno lacerato il cuore dei propri cuccioli come era stato lacerato il loro e mamme che hanno trovato il balsamo giusto per ogni dolore.

Ogni mamma ha danzato la danza che conosceva, quella che le avevano insegnato, quella scritta nel suo DNA, quella appresa con l’esperienza, e noi l’abbiamo giudicata.

Il nostro PENSIERO RAZIONALE CRITICO ha valutato le sue capacità secondo il parametro della sincronicità con i nostri passi, ma il nostro cuore non può giudicare l’ancora che l’ha tenuto saldo alla vita e così i giudizi su di lei sono diventati giudizi su di noi. I nostri SENSI DI COLPA.

La nostra anima è pronta a tutto pur di proteggere la nostra mamma dal nostro stesso giudizio, è così che il senso di colpa gestisce le nostre vite e definisce quanto saremo soddisfatti delle nostre relazioni affettive, della nostra salute, della nostra auto realizzazione, se saremo a nostra volta genitori e che tipo di genitori saremo secondo il nostro giudizio, ecc.

Negare le mancanze affettive o il dolore vissuto non è una soluzione, forse, però lo è la CONSAPEVOLEZZA priva di giudizio.
Tu hai provato certi sentimenti e vissuto certe emozioni o li stai sperimentando nel tuo presente e non sono ne giusti ne sbagliati, la via che stai percorrendo non è ne giusta ne sbagliata è quella che hai scelto sulla base del tuo vissuto e della tua personalità, non giudicarla, ma osservala e, se ti suscita sentimenti negativi prova a cambiarla.

Le mamme non si cambiano e nel profondo si amano sempre e comunque, allora, forse, possiamo provare a smettere di giudicarle e a giudicarci, possiamo provare a prendere consapevolezza di ciò che i loro comportamenti hanno provocato in noi, coscienti del fatto che hanno agito nel massimo delle loro capacità sulla base della loro personalità, del loro vissuto.

Prova a cercare nel tuo cuore il ritmo dell’amore, il suono che ti ha accompagnato quando eri in perfetta sintonia biologica con lei, perché ora sei UNO e puoi completarti vivendo in perfetta armonia con i tuoi sentimenti, con il tuo respiro.

Se abbiamo sempre desiderato una mamma che ci spronasse a solcare mari nuovi, oggi possiamo essere quella mamma per il nostro io bambino, possiamo incitarci a superare le nostre paure, a fermare il tempo per un secondo e sentire che, nonostante fuori ci sia la burrasca, il nostro respiro scende e sale come sempre.

Se la mamma che volevamo sarebbe dovuta essere più dolce e affettiva nei nostri confronti, possiamo cominciare con l’essere meno duri con noi stessi, possiamo essere noi quella dolcezza che avremmo voluto ricevere.

La mamma, che un tempo abbiamo visto come una divinità perfetta, ad un certo punto si fa donna, con i pregi e i difetti che condizionano il soddisfacimento o meno dei nostri bisogni ancora dipendenti da lei.

In lei c’è la vita e la morte di ogni entusiasmo, ma non sempre il modo in cui ci ha accuditi realmente equivaleva alla modalità che avrebbe voluto tenere.

Non sempre siamo capaci di essere ciò che vorremmo essere.

Giudicare e giudicarci non ci renderà migliori, solo la CONSAPEVOLEZZA e l’amore per ciò che siamo, a prescindere da ciò che saremmo dovuti essere secondo i nostri o gli altrui PARAMETRI, può renderci FELICI.

Per questo motivo alla fine di ogni RIEQUILIBRIO EMOTIVO riportiamo sempre in COMUNIONE con se stesso il cliente, rendendo INTEGRO ciò che era stato distrutto, ristabilendo un legame con il suo essere profondo perché solo questo può dargli la FELICITA’.

Non è lo stato di tranquillità al quale dobbiamo ambire, ma alla VITA con i suoi alti e i suoi bassi, al FLUIRE di tutte le EMOZIONI dentro di noi LIBERE da giudizi e blocchi, all’attesa che il vento si plachi sentendolo bene sul nostro viso, all’ essere liberi di vivere nel nostro CORPO, ma possiamo vivere questo SOLO smettendo di classificare i nostri comportamenti in giusti o sbagliati, le persone in buone o cattive, le cose in belle o brutte. Le cose sono semplicemente ciò che sono e noi possiamo volerle vivere o decidere di lasciarle andare in base alle sensazioni e alle emozioni che ci provocano.

Quando abbiamo perso la connessione con nostra MADRE, abbiamo perso la connessione con noi stessi, ora possiamo ritrovare entrambe.

Come Fiona (SHREK) accettiamo ogni nostro aspetto, anche quelli che reputiamo meno belli, come Rapunzel andiamo verso la verità, guardiamola in faccia e lasciamo che muoia ciò che ci fa stare male per far vivere ciò che ci fa stare bene, come Vaiana seguiamo il battito del nostro cuore verso la libertà dell’essere semplicemente ciò che siamo, lasciando morire ciò che non ci permette di vivere.

Con l’augurio che tutti possiamo ritrovarci, nel caso ci fossimo persi, auguro una buona festa della mamma a tutti e in particolar modo a mia MAMMA che ha cercato sempre di danzare INSIEME a me e a mia FIGLIA che sa RIPORTARMI sulla pista ogni volta che perdo il suo RITMO .

analogicamente
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Tania Zozzaro
ANALOGICAMENTE | Il Blog della Lettura Analogica | a cura di Tania Zozzaro

Sono un’Analogista! Ovvero una professionista delle Discipline Analogiche. Sono di Roma e lavoro per l’UPDA! Ho iniziato il mio studio delle Discipline Analogiche nel 2007. Le Discipline Analogiche ci permettono di conoscere noi stessi e gli altri attraverso il magnifico e complesso mondo delle emozioni.
Da allora non le ho più abbandonate, ma la mia passione per la motivazione, per il comportamento umano, per le emozioni, per la comunicazione e per le discipline olistiche cresce ogni giorno di più. Per questo ho creato e gestisco il blog Analogicamente.
Il blog di lettura in chiave analogica, si prefissa l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei lettori grazie agli spunti e alle riflessioni contenute nei miei articoli. Sarà proprio attraverso gli articoli che analizzerò tutto ciò che è rimandabile alle dinamiche emotive del comportamento umano.

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