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“Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno”. (Voltaire)

Oggi primo maggio, nella giornata dedicata a tutti i lavoratori penso a tutte quelle persone che in questo anno il lavoro lo hanno perso o hanno costantemente paura di perderlo, o ancora a chi si ritrova a dover affrontare uno smartworking forzato a causa della pandemia.

Lavorare ci aiuta a consolidare la nostra identità, possiamo impersonificare il ruolo che abbiamo acquisito anche al di fuori della sede lavorativa, di fatto veniamo riconosciuti dalla comunità in cui viviamo in funzione anche della nostra professione.

Inoltre, grazie al potere economico che acquisiamo, lavorando diventiamo liberi di poter effettuare delle scelte, ad esempio il giovane può diventare autonomo rispetto alla propria famiglia d’origine andando a vivere da solo oppure costruendo a sua volta una famiglia. Il lavoro ci da la libertà di scelta, di scegliere come vivere, infatti, per poter decidere cosa indossare, cosa mangiare, dove andare, con chi e dove vivere, dobbiamo avere il denaro necessario.

Un altro aspetto fondamentale del Lavoro è quello che ci permette di intrattenere relazioni sociali, facendoci uscire dalla routine casalinga e, alle volte, dai disagi che vi sono racchiusi all’interno.

Questo è forse il punto cruciale dello smartworking, che ci impone, invece, l’abbandono della sede condivisa con i colleghi, per rinchiuderci nelle mura di casa, dove potremmo sentirci soli, dove il lavoro perde il suo aspetto TRASGRESSIVO, quello della relazione, del conoscere persone nuove, dell’allontanarsi per qualche ora dagli obblighi e dai doveri legati alla famiglia.

L’Analogista tiene fortemente da conto la vita professionale del suo cliente, facendo rientrare la soddisfazione in questo specifico ambito della vita, nell’analisi dei CINQUE PUNTI DISTONICI, ossia nell’esplorazione conoscitiva che effettua nella prima fase del colloqui con lui.

In ordine I PUNTI DISTONICI sono:

1- RAPPORTI CON LA FAMIGLIA D’ORIGINE
2- RAPPORTI SENTIMENTALI AFFTETTIVI
3- RAPPORTI SESSUALI/ EDONISTICI
4- AUTORELIZZAZIONE PORFESSIONALE O PERSONALE
5- ALTERAZIONI DELL’EMOTIVITA’ E DEL COMPORTAMENTO

La soddisfazione o meno in uno di questi punti, determina uno squilibrio psicofisico, che non permette la salute e il benessere dell’individuo.

Tramite il dialogo con la parte LOGICA e il confronto poi con la parte EMOTIVA, prendiamo consapevolezza di quale sia la sfera della vita in cui il nostro cliente sente di vivere delle aspettative frustrate, responsabili della co-creazione, con esso, del disagio attuale.

Se la vita professionale che abbiamo scelto, o che per forza maggiore stiamo vivendo in questo momento, non ci da le soddisfazioni che ci aspettavamo, il nostro equilibrio emotivo viene messo a dura prova, è quindi fondamentale per l’essere umano sentirsi realizzato a livello professionale e riconosciuto dalla sua comunità per il suo contributo ad essa.

Ma il lavoro ha sempre avuto un ruolo così importante per la nostra felicità?

Se andiamo a cercare l’etimologia della parola, scopriamo che LAVORO deriva dal latino LABOR=FATICA, ma che ha radici ancora più antiche nella lingua Sanscrita con il termine LABH (a sua volta dalla più antica radice RABH), letteralmente AFFERRARE, ma in senso figurato ORIENTARE LA VOLONTA’, IL DESIDERIO, L’INTENTO, oppure INTRAPRENDERE, OTTENERE (dal sito internet ETIMOITALIANO).

Quindi, in realtà, anche in passato il lavorare era la via dell’AUTOREALIZZAZIONE. Verga condanna l’unico Malavoglia in cerca di fortuna, perché non comprende che per essere soddisfatti bisogna orientare il desiderio alla fatica che ci permette poi di ottenere ciò di cui abbiamo bisogno.

Certamente una visione forse pessimista quella dell’autore, ma che rende bene l’idea di cosa un tempo rappresentasse lavoro.
Non era il tipo di lavoro a dare soddisfazione, ma l’essere efficaci nell’ottenere ciò di cui si aveva bisogno, che, in molti casi visto il tasso alto di povertà, era il cibo. La persona si plasmava sul lavoro che trovava o che la famiglia gli lasciava in eredità.

Io credo che il benessere economico, che lentamente nel dopoguerra ha cominciato la sua scalata, abbia portato i giovani di fine anni sessanta e anni settanta a vedere il lavoro in maniera diversa da come lo avevano visto i loro genitori, a cercare di plasmare il lavoro sulle proprie caratteristiche personali, trovando soddisfazione non più solo nella retribuzione economica che ti permette di mangiare, ma proprio in quello che si fa per ottenerla.

Giovani come lo sono stati mio suocero, che rifiutò di prendere il lavoro da ferroviere di suo padre per studiare e realizzare i suoi sogni professionali o mio zio Mario che tradì le aspettative paterne non occupandosi più del negozio di stoffe della famiglia per studiare da giornalista, hanno contribuito all’idea che oggi abbiamo dell’autorealizzazione professionale.

Così siamo passati da “Ntoni Malavoglia” che per cercare fortuna rovina se stesso e la sua famiglia a Tiana del film d’animazione Disney “La principessa e il ranocchio” che, dal SOGNO di aprire un ristorante, ne esce non solo ristoratrice, ma anche Principessa.

Oggi, in questo giorno tanto importante, molti giovani non hanno il lavoro, molti lo hanno perso a causa della pandemia, tanti sono in bilico o in attesa di ricominciare finalmente ad esercitare il lavoro per il quale hanno studiato, per il quale hanno speso impegno e dedizione e forse più che mai ci sentiamo vicini ai nostri nonni che spesso non hanno potuto scegliere.

Anche qui però, oggi come allora, c’è chi sa trarre soddisfazione da quello che il lavoro dà, che può essere lo stipendio, come un possibile stacco dalla realtà familiare o soddisfazioni personali anche se poco redditizie.

La via dell’autorealizzazione professionale inizia con il lasciare andare di rimpianti e guardare all’oggi, a ciò che si ha, anche se imperfetto, anche se incompleto.

Come Tiana teniamo a mente il SOGNO, ma non facciamo come Ntoni che non riesce proprio ad accettare la realtà.

Tiana sa di essere povera, di dover lavorare il doppio degli altri per ottenere ciò che vuole ed è pronta a togliersi ogni piacere a tale scopo, ma è davvero questo che la rende felice?.

I nostri Sogni non sono mai nati per caso nel nostro cuore, come per Tiana sarà l’amore nei confronti del padre a far nascere il DESIDERIO di aprire un ristorante, anche il nostro SOGNO affonda le sue radici nel profondo del nostro cuore, quindi in un sentimento.

È proprio quel sentimento che non dobbiamo mai perdere di vista, che non dobbiamo mai abbandonare. Quando ci accaniamo su un progetto possiamo cadere nella trappola di voler realizzare i nostri sogni con il minimo sforzo ed è quello che accade al principe Naveen e al suo servitore Lawrence, quando accettano di rivolgersi al Dr. Facilier , l’uomo ombra, o come Tiana quando accetta di baciare un ranocchio pensando che questo basti ad ottenere tutto ciò di cui ha bisogno. Faremmo qualsiasi cosa per non cadere nel fallimento del SOGNO INFRANTO.

Purtroppo però Non esistono scorciatoie o vie più brevi per la felicità.

Per essere felci, come Tiana e Naveen, dobbiamo addentrarci nella parte più oscura della palude, ossia nella nostra parte nascosta, per trovare Mama Odie, metaforicamente la nostra anima, e solo allora capire cosa vogliamo veramente. Tiana vuole aprire un ristornate perché suo padre desiderava aprire un ristorante, ma morto prematuramente in guerra non aveva potuto realizzare il suo SOGNO, così lei è convinta inconsciamente di poter riavere indietro l’amore del padre realizzando il suo sogno.

L’incontro con l’anima o se preferiamo con la sua parte inconscia, le farà prendere coscienza del suo bisogno più profondo: l’amore.

Per viaggiare verso la nostra anima abbiamo bisogno della luce, così da non cadere preda dell’oscurità.
Sarà quindi la lucciola Raymond, innamorata dell’amore stesso, innamorata della luce che accende in lui il desiderio, a portare Tiana e Naveen nel profondo dei loro cuori, come anche Mama Odie userà la luce per scacciare gli spiriti maligni.

Mama Odie che sa tutto e che ci insegna a scavare un po’ più a fondo.

Siamo fatti di luce e di ombre e l’equilibrio tra le parti è ciò che ci permette la felicità. Fare luce sulle nostre parte d’ombra per amarci totalmente, per ciò che siamo e solo allora essere pronti a realizzare i nostri Sogni.
Tiana crede che solo quando avrà realizzato il sogno di possedere il suo ristorante sarà felice, Naveen crede che sarà felice quando avrà i soldi per divertirsi e vivere spensierato, Charlotte (amica d’infanzia di Tiana) crede che sarà felice quando troverà un principe azzurro che la possa mantenere e proteggere, Lawrence crede che sarà felice quando avrà soldi e potere. Vivono nel sogno, nel futuro che vorrebbero si realizzasse e perdono di vista il presente e ciò di cui hanno davvero bisogno oggi.

L’uomo ombra cercherà di far leva sui rammarichi e i dispiaceri di Tiana per convincerla a realizzare il sogno del ristornate dimenticando se stessa e i suoi bisogni emotivi, ma non ci riuscirà.

“Papà non ha mai avuto quello che voleva, ma quello di cui aveva bisogno, di lui hai avuto l’amore, non ha mai dimenticato ciò che era importante e nemmeno io” (cit. Tiana).

Tiana dovrà uccidere in quel cimitero una parte di se stessa, quella che è disposta a togliersi tutto pur di possedere un ristornate, quella che si dimentica cosa è davvero importante per il proprio cuore. Solo allora la lucciola Raymond prenderà posto accanto alla sua amata stella e, dall’alto del cielo, illuminare di nuova luce Tiana e Naveen, ora liberi di amarsi realizzando il SOGNO di aprire un Ristorante.

La principessa e il ranocchio ci lasciano un insegnamento analogico oggi più che mai attuale: persegui i tuoi sogni professionali, senza mai dimenticare chi sei e di cosa hai davvero bisogno, seminando sempre e avendo fede, perché quando il terreno sarà pronto e il tempo giusto, raccoglierai i frutti del tuo lavoro, senza aver la sensazione di aver sprecato nemmeno un giorno della tua vita.

Buona festa dei lavoratori a tutti voi.

Tania Zozzaro
ANALOGICAMENTE | Il Blog della Lettura Analogica | a cura di Tania Zozzaro

Sono un’Analogista! Ovvero una professionista delle Discipline Analogiche. Sono di Roma e lavoro per l’UPDA! Ho iniziato il mio studio delle Discipline Analogiche nel 2007. Le Discipline Analogiche ci permettono di conoscere noi stessi e gli altri attraverso il magnifico e complesso mondo delle emozioni.
Da allora non le ho più abbandonate, ma la mia passione per la motivazione, per il comportamento umano, per le emozioni, per la comunicazione e per le discipline olistiche cresce ogni giorno di più. Per questo ho creato e gestisco il blog Analogicamente.
Il blog di lettura in chiave analogica, si prefissa l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei lettori grazie agli spunti e alle riflessioni contenute nei miei articoli. Sarà proprio attraverso gli articoli che analizzerò tutto ciò che è rimandabile alle dinamiche emotive del comportamento umano.

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