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Io amo la vita ripetitiva e allo stesso tempo non ho mai abitudini fisse, cambio sempre le mie giornate e non riesco a mantenere nessun tipo di routine, se le cose durano troppo mi stufano, eppure provo piacere a stare chiusa in una stanza a scrivere o a leggere per ore.

Mi piace tornare a me ogni tanto, senza farmi risucchiare dal caos degli altri. A volte gli altri fanno rumore e mi fanno perdere il contatto con me stessa, mi svuotano, mi confondono. La stanza mi serve per ritrovarmi, solo se mi ritrovo dentro poi desidero uscire fuori. A volte gli altri mi mettono Malinconia.

La malinconia è la tristezza per essersi persi e non più ritrovati, senti un vuoto, sei tu che manchi a te stesso.

L’asinello Ih-Oh, protagonista del cartone Winnie the Pooh, è triste non perché qualcuno gli ha fatto del male o perché qualcosa non è andata come avrebbe voluto, ma perché ha perso la sua coda, una parte di lui, se vogliamo marginale, che nemmeno vede bene in quanto posizionata dalla parte opposta rispetto ai suoi occhi, eppure non se ne dà pace, vede tutto sotto una lente negativa, pensa che, così come ha perso la sua coda, perderà pian piano tutto il resto. I suoi amici provano a sostituire la sua coda con altri oggetti, anche apparentemente utili, ma nessuno di questi lo soddisfa perché, difatti, non possiamo aspettarci che gli altri colmino il vuoto malinconico creato dalla perdita di noi stessi.

Molte persone mi contattano pensando che in pochi incontri io potrò ridargli la loro coda, ma non sanno che per ritrovarla dovranno cercare in prima persona.

L’Analogista è come Virgilio che prende per mano Dante quando questo ha paura e vorrebbe fermare il suo cammino, ma non può muovere le gambe al suo posto, Dante stesso dovrà affrontare direttamente il viaggio che lo condurrà a Beatrice.
Beatrice è forse la sua stessa anima, che ha perso sulla terra e sente di doverla andare a ricercare nell’aldilà, nell’altro mondo, quello nascosto, che si avvicina al divino, al sovrannaturale, a volte alla parte più oscura e temibile che c’è dentro ognuno di noi.

Si dice che Dante non conoscesse Beatrice nemmeno approfonditamente, che abbia incrociato il suo sguardo poche volte, ma che ne sia rimasto tanto colpito da prenderla come musa per la sua poesia, come voleva lo stile letterario al quale apparteneva. Forse la sua morte incarnò simbolicamente la perdita della parte più profonda di Dante stesso, che portò la sofferenza immateriale della frammentazione di Sé su un piano materiale: l’uomo Dante che perde l’amata Beatrice.

Se anche noi desideriamo ritrovare “la nostra amata” dobbiamo intraprendere il suo stesso viaggio, accompagnati dal nostro Virgilio che ci incoraggia quando tutto ci sembra troppo spaventoso, perché i gironi del nostro inferno vanno percorsi uno ad uno se vogliamo poter rivedere la luce che abbiamo perso.

Quante facce conosciute in quei gironi, quante anime giudicate dai loro comportamenti in vita, è lo stesso Dante a giudicarli; è lui a scrivere le sue convinzioni, le sue credenze.

Noi abbiamo giudicato e giudichiamo i comportamenti degli altri nei nostri confronti e nei confronti della società secondo le nostre credenze, secondo il dolore che ci hanno provocato. Li condanniamo nel nostro cuore e li collochiamo all’inferno.

MA cosa li ha spinti?

Il loro dolore, noi non possiamo conoscerlo, nessun bambino nasce per far del male ad un altro essere della sua stessa specie, perché ogni bambino sa che è nella relazione che si mantiene accesa la luce della vita.

Dall’unione di uomo e donna nasce un altro essere vivente, dall’unione di bambino e madre nasce la base della personalità, dall’unione di ogni membro con gli altri della sua specie nasce il gruppo che permette la sopravvivenza della specie stessa.

Questo è scritto dentro di noi dalla nascita, ma poi arriva il dolore ad offuscare tutto.

Non c’è atto deplorevole che non sia spinto dal dolore.

Dante li vede tutti lì come anime dannate e, nell’orrore della loro eterna tragedia, prova pena per molti di loro e così, nella mancanza del perdono di Dio, quasi sente di poterli perdonare lui stesso.

Prima vede il suo e il loro inferno, solo dopo può perdonare. Andare oltre l’inferno è qualcosa di quanto più difficile ci sia, molti restano nei gironi infernali perché non riuscendo a perdonare si puniscono con la “fissazione” nel dolore subito e in quello provocato.

Si puniscono con la fissazione nel senso di colpa.

Il purgatorio è un passo altrettanto difficile, quello dove ci si deve purificare, dove gli errori possono essere riparati, dove si può aspirare al paradiso e l’eternità non è così statica.

L’inferno è fermo, il purgatorio è un cammino, non è l’arrivo, ma è la possibilità di tagliare il traguardo e di ritrovare la luce bellissima di cui siamo fatti fin dalla nascita. Alcuni si fermano qui a guardare da lontano l’altra parte della mela sperando che un giorno possa diventare completa, integra. Dante andrà oltre, lui vuole Beatrice. Anche se è stanco di camminare continua il percorso.

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Dopo diverse sedute e tanti miglioramenti la mia cliente S. mi chiede se riuscirà mai a sbrogliare del tutto la matassa che in tanti anni ha lei stessa imbrogliato, lei è in purgatorio, ogni tanto vede la luce del paradiso, ma poi la perde e ha paura che sia solo un miraggio, che i suoi sforzi e il suo impegno non bastino a meritare il perdono di Dio ed essere accolta in Paradiso.

Io le rispondo che Virgilio porta Dante fino ad un certo punto affinché arrivi ad una consapevolezza tale di se stesso da poter poi cominciare la danza.

Quando sei in purgatorio hai ripreso un buona parte di te, della tua anima, ora devi iniziare la danza che hai smesso di ballare tanto tempo prima, quando eri integro e desideravi che un tuo bisogno fosse soddisfatto, perché desideravi provare il senso di appagamento e piacere fisico che ti provocava.

Ora devi danzare con il vestito leso per ricucirlo a mano a mano con le tue piroette.

S. Mi chiede come si fa a Danzare, quali sono i passi giusti, quelli perfetti, ma io non lo so, perché ognuno ha la propria danza perfetta.

L’Analogista non ti insegna i passi, ma ti da gli strumenti per danzare, ti fa ritrovare le scarpette perdute, ora tocca a te trovare la giusta armonia.

Ma tu già la conosci la danza, l’hai solo dimenticata perché hai creduto che il tuo ballo ferisse chi amavi, hai creduto che se fossi rimasta integra nella mente e nel corpo, che i tuoi bisogni profondi avrebbero trovato appagamento e, nel trovarlo, avresti ferito chi si occupava di te, chi ti offriva ristoro.

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Nella favola “scarpette rosse” raccontata da Clarissa Pinkola Estès nel suo capolavoro “Donne che corrono coi lupi”, la bambina protagonista accetta che la vecchia signora bruci le scarpe che si era costruita con le sue stesse mani perché non vuole ferire i suoi sentimenti e perché non vuole perdere la protezione e l’accudimento che la vecchia signora le dà.

Ma la bambina senza le sue scarpe non può stare, è triste e malinconica e allora ne trova delle nuove che acquista con l’inganno e la complicità del demonio, pur di riavere qualcosa che somigli alle sue prime bellissime scarpe fatte a mano.

Ballando con le scarpe maledette (le “scarpette rosse”), però, non trova l’armonia in quanto sono queste ultime a scegliere come e quando ballare. Con le sue vecchie scarpe fatte “con il cuore” la bambina poteva danzare come lei desiderava, poteva farsi trascinare da loro o decidere lei stessa il movimento, era libera. Ora con le scarpette rosse maledette è schiava; balla, ma come una bambola senza anima.

Quando il boia, tagliandole i piedi, la libererà dalle scarpe, le aprirà la porta che conduce al rinnovamento. Dovrà costruire delle nuove calzature e trovare un nuovo modo di portarle. Per la bambina inizierà un processo esplorativo di se stessa,

Quindi dovrai iniziare a sentire piano, piano i bisogni che avevi dimenticato, sotterrato.

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La giovane protagonista di Dirty Dancing, Baby, non sa ballare perché il movimento che le è proprio è proibito, ha dovuto smettere di ballare.

Per ricominciare a muovere il suo corpo ha bisogno di pazienza e impegno, ogni giorno si allena con il suo maestro, Johnny.

Dovrà mettere da parte la pigrizia, l’orgoglio, l’arroganza, il desiderio di primeggiare, l’insicurezza e la paura.

Così si riprenderà il suo corpo, i suoi desideri… in poche parole la sua vita. Anche i genitori alla fine si arrenderanno all’amore. Anche i giudici “supremi” smetteranno di giudicare di fronte all’integrità dell’amore.

Il dialogo con il nostro inconscio deve essere costante, dobbiamo ogni giorno far interagire i bisogni del nostro corpo, con la nostra parte logica e con il nostro inconscio. Accomunare emozioni e sentimenti con la logica della società in cui siamo immersi.

Per non essere risucchiati dall’altro dobbiamo sentirci e per sentirci abbiamo bisogno del corpo, del respiro, del battito cardiaco, dei bisogni fisici.

L’Analogista ti insegna proprio il dialogo che porta alla danza incisa nel tuo cuore dall’inizio della tua esistenza, perché è quella che ti porta davanti alla tua Beatrice così che tu possa essere completo.

Alla mia cliente S. ho detto che le terrò la mano fino a che avrà bisogno di essere sostenuta e che, una volta davanti alla Bellezza luminosa di Beatrice, smetterà di aver paura o meglio accetterà tutto, anche la paura, senza scappare restando nel Qui e Ora per vivere a pieno ciò che è.

Quando sarà lì, sarà lei a lasciare la mia mano come sostegno e questo, per me, è in assoluto la parte più emozionante del mio lavoro.
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Tania Zozzaro
ANALOGICAMENTE | Il Blog della Lettura Analogica | a cura di Tania Zozzaro

Sono un’Analogista! Ovvero una professionista delle Discipline Analogiche. Sono di Roma e lavoro per l’UPDA! Ho iniziato il mio studio delle Discipline Analogiche nel 2007. Le Discipline Analogiche ci permettono di conoscere noi stessi e gli altri attraverso il magnifico e complesso mondo delle emozioni.
Da allora non le ho più abbandonate, ma la mia passione per la motivazione, per il comportamento umano, per le emozioni, per la comunicazione e per le discipline olistiche cresce ogni giorno di più. Per questo ho creato e gestisco il blog Analogicamente.
Il blog di lettura in chiave analogica, si prefissa l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei lettori grazie agli spunti e alle riflessioni contenute nei miei articoli. Sarà proprio attraverso gli articoli che analizzerò tutto ciò che è rimandabile alle dinamiche emotive del comportamento umano.

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