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«Dicono sempre che non ho ceduto il posto perché ero stanca, ma non è vero. Non ero stanca fisicamente, non più di quanto lo fossi di solito alla fine di una giornata di lavoro […]. No, l’unica cosa di cui ero stanca era subire».
Rosa Parks

 

1 Dicembre 1955 Montgomery U.S.A., la quarantaduenne Rosa Parks sale, come ogni sera, sull’autobus 2857 che la riporta a casa dopo il lavoro.

Trova un posto libero nella fila centrale e vi si siede nell’attesa che arrivi la sua fermata. Quando, però, sale sul mezzo un uomo bianco, il conducente le intima di alzarsi, nel rispetto delle regole.

Rosa Parks è nata e cresciuta in uno stato del sud degli Stati Uniti e quelle regole le rispetta da sempre. Ma quel giorno non lo farà.

 

“No!”… una parola cortissima, formata da due sole lettere.

Eppure il suo NO quel giorno assume la forma di un lungo e antico grido che suona come: “Non mi alzerò per lasciare il posto ad un uomo solo perché ha un colore di pelle più chiaro del mio.
Un uomo bianco non ha più valore di un uomo nero”.
Il suo NO, quel giorno, soffia come un vento così forte da portar via tutto quello che c’era, che c’è sempre stato, per lasciare posto a ciò che deve venire.

Il conducente è sconcertato! In quel momento toccherà a lui tutelare il sistema vigente e l’ordine naturale delle cose!
A causa di questa donna e della sua presunzione, dovrà chiamare la polizia!
La signora Parks sa che la determinazione a non cedere il suo posto le varrà una punizione, ma sente che ne vale la pena perché in gioco c’è la sua e l’altrui DIGNITA’.

Verrà arrestata, ma rilasciata qualche ora dopo su pagamento di cauzione da parte dell’avvocato bianco antirazzista Clifford Durr.

L’atto di ribellione di Rosa Parks sarà di monito alla rivolta della comunità afroamericana.

Così, il 5 dicembre del 1955, iniziò il boicottaggio degli autobus, che durò 382 giorni e portò all’abolizione della segregazione forzata di bianchi e neri sugli autobus, dichiarata, finalmente, anti costituzionale.

analogicamente

“L’Atto di ribellione è un atto di tutela alla propria dignità”

Stefano Benemeglio

L’atto di ribellione, secondo le Discipline Analogiche, ha la funzione di tutelare la dignità di chi si sente oppresso.

Ci sono molti modi e molti motivi per i quali si può sentire il bisogno di ribellarsi.
Ad esempio, nel caso di Rosa Parks, andare contro la legge vigente aveva il valore di conferire dignità a se stessa, ma anche a tutta la comunità di cui faceva parte.
Alle volte, invece, ci si può ribellare ad un datore di lavoro tiranno o a un rapporto affettivo soggiogante, per tutelare esclusivamente la propria persona.
C’è, però, un momento della vita in cui tutti noi abbiamo sentito l’esigenza di ribellarci all’autorità che fino a quel momento rispettavamo, ed è questo l’atto di ribellione per eccellenza. Quello compiuto nei confronti dei nostri genitori.

Quando si diventa mamma o papà non si ha certamente il libretto di istruzioni, così entrano in gioco le nostre dinamiche relazionali, quelle che abbiamo appreso nel corso della vita e che non sempre ci hanno soddisfatti, ma che non possiamo modificare completamente in quanto motivate da una componente emotiva istintuale.

Possiamo trasmettere ai nostri figli, anche senza volerlo, paure e angosce limitanti e bloccanti , o anche messaggi svilenti e demotivanti nei confronti della vita e dell’amore ai quali i bambini in un primo momento saranno portati a credere (essendo noi genitori la loro guida, l’oggetto d’amore e dipendenza).
In un secondo momento, come ad esempio nella fase di crescita, potranno, però, contrastarci fortemente, soprattutto in fasi in cui si sentono più forti e iniziano a cercare la propria identità e l’indipendenza dal pensiero genitoriale.

Gli atti di ribellione possono essere incredibilmente dolorosi per i genitori come per i figli, ma sono necessari alla crescita personale ed emotiva dell’individuo.

Ci sarà sempre qualcosa a cui ribellarsi per un ragazzo!
Ci sarà sempre un pensiero genitoriale ed una dinamica da cui si sente l’esigenza di distaccarsi per diventare una donna o un uomo o, come nel caso della Parks, semplicemente una persona.

Spesso i genitori si chiedono come sia possibile che un bambino buono e intellettualmente dotato come il loro, decida d’improvviso di concludere gli studi prima del tempo o come possa aver scelto quella compagna o quel compagno inadeguato/a, o ancora perché scelga un abbigliamento tanto fuori contesto.

La risposta è nella difficoltà che incontra il genitore nel accettare alcune emozioni dei propri figli.

Non sempre infatti noi genitori siamo in grado di accettare lo stato emotivo dei nostri figli o la modalità di espressione del loro sentire.

In base alla nostra esperienza di vita possiamo ad esempio avere problemi nell’accettazione dell’espressione della rabbia o della tristezza, possiamo fare fatica ad accettare il contrasto e lo scontro o la critica e così possiamo ritrovarci a reprimere certi atteggiamenti con mezzi non sempre equi.

Quando ci agganciamo al comportamento di nostro figlio, infatti, perdiamo di vista il nostro ruolo di superiorità e la loro dipendenza da noi. Perdiamo di vista le loro emozioni per lasciare spazio solo alle nostre.

Così, in un momento di rabbia, possiamo esprimerci in modo giudicante o risultare più aggressivi del dovuto.

In un momento di paura, possiamo cercare di bloccare i nostri figli, spaventandoli a loro volta se necessario.
Ancora, se non accettiamo alcuni loro sentimenti, possiamo cercare di manipolarli perché smettano di manifestarli, perché ne manifestino altri per noi più accettabili, ma diversi da quelli che realmente provano.

Questa mancanza di accettazione emotiva, in un bambino, per sua natura egocentrico, porta una mancanza di accettazione globale, non relativa solo a quel determinato comportamento, ma riferita a tutta la sua persona.

Il bambino sente lesa la sua dignità perché ciò che prova è ciò che lui è, quindi tutta la sua personalità.
Si ribellerà all’autorità genitoriale proprio li dove il genitore è stato più distruttivo, più presente e inizierà a giocare la partita della sua vita per dimostrare di potercela fare, per dimostrare di essere una persona capace e nel giusto.

Per mantenere alta la propria dignità è necessario avere una MOTIVAZIONE SOSTENIBILE.

È fondamentale che, li dove ci si ribelli, non avvenga un fallimento.
La Parks sosteneva di essere uguale ad un uomo bianco, contrariamente a quanto l’autorità del suo stato affermava, ma il suo atto di ribellione andò a buon fine e la sua MOTIVAZIONE SOSTENIBILE rimase tale.
Riuscì ad ottenere ciò per cui aveva lottato, perché non si arrese nemmeno di fronte alla sanzione (fu oggetto di vari soprusi da parte di associazioni razziste, oltre a subire la perdita del lavoro sua e di suo marito).
Continuò tutta la vita a difendere i diritti degli afroamericani, portando sempre alto il valore della motivazione alla sua ribellione.

Ma funziona proprio cosi anche tra genitori e figli?

Si ma con una fondamentale differenza: noi genitori possiamo aiutare i nostri figli nel processo di accettazioni di loro stessi e delle loro emozioni, possiamo dare un valore alle loro motivazioni e dare meno peso possibile ai loro fallimenti così da restare educativi, mantenendo il proprio ruolo senza ledere la loro dignità.

Solo accettando le nostre emozioni e i nostri sentimenti, evitando di negare ciò che reputiamo sconveniente o aberrante, saremo in grado di comprendere e trasmettere una profonda accettazione ai nostri figli.

Tania Zozzaro
ANALOGICAMENTE | Il Blog della Lettura Analogica | a cura di Tania Zozzaro

Sono un’Analogista! Ovvero una professionista delle Discipline Analogiche. Sono di Roma e lavoro per l’UPDA! Ho iniziato il mio studio delle Discipline Analogiche nel 2007. Le Discipline Analogiche ci permettono di conoscere noi stessi e gli altri attraverso il magnifico e complesso mondo delle emozioni.
Da allora non le ho più abbandonate, ma la mia passione per la motivazione, per il comportamento umano, per le emozioni, per la comunicazione e per le discipline olistiche cresce ogni giorno di più. Per questo ho creato e gestisco il blog Analogicamente.
Il blog di lettura in chiave analogica, si prefissa l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei lettori grazie agli spunti e alle riflessioni contenute nei miei articoli. Sarà proprio attraverso gli articoli che analizzerò tutto ciò che è rimandabile alle dinamiche emotive del comportamento umano.

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