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Luca è il titolo del nuovo film d’animazione Disney, un vero e proprio omaggio alla nostra Nazione.

Ambientato nella Liguria degli anno 50/60 del novecento ci fa innamorare già dai primi minuti di visione proprio grazie alla fedele riproduzione dei luoghi, delle canzoni, degli atteggiamenti dei personaggi e del linguaggio tipico della nostra cultura.

Oggi, pertanto mi piacerebbe prendere questa storia, che ho sentito da subito tanto mia, per spiegare quelle che ritengo essere le dinamiche interne essenziali alla realizzazione dei nostri SOGNI e DESIDERI.

Siamo abituati a definire noi stessi con alcune caratteristiche essenziali, che secondo il nostro parere ci caratterizzano, alle volte però rischiamo di essere riduttivi così da non riuscire a vedere i lati meno percettibili della nostra personalità. Come Luca siamo convinti di esser qualcosa o di essere fatti in un certo modo.

Questo piccolo mostro marino, infatti gestisce nelle profondità del mare il suo gregge di pesciolini, perfettamente identificato nel suo ruolo di “pastorello” e “bravo bambino” affidatogli dai genitori.

Allo scopo di mantenere il ruolo, però Luca è costretto a sacrificare una parte di se, quella curiosa e affamata di conoscenza che coltiva segretamente il DESIDERIO di conoscere il mondo di sopra, la terra, la parte sconosciuta e PROIBITA.

Un desiderio non così bizzarro data la capacità dei mostri marini della specie alla quale appartiene di potersi trasformare in umani una volta all’ asciutto.

Comunque, la madre in primis, ma anche il padre vivono con terrore l’idea di un contatto con gli esseri umani, con i diversi da loro, che identificano come una minaccia pertanto vietano a Luca di avvicinarsi alle persone e al loro mondo.

Molto spesso capita anche a noi di DESIDERARE qualcosa, come fare un viaggio, provare un nuovo lavoro, un nuovo studio, iniziare un nuovo progetto, ma di non riuscire a seguire e REALIZZARE quel desiderio per via delle nostre PAURE e dei nostri PREGIUDIZI.

Come Luca SENTIAMO la vocina dei nostri genitori in testa che ci ricorda quanto l’ignoto sia PERICOLOSO e quanto sia molto più prudente restare PROTETTI nella zona di CONFORT.

La MADRE “TROPPO BUONA”, come la definisce la Dott.ssa Pinkola Estes, che abbiamo interiorizzato, ci protegge e ci fa sentire amati, ma se desideriamo realizzare i nostri SOGNI dobbiamo essere in grado di lasciarla andare ad un certo punto del nostro sviluppo, smettendo di identificarci come il suo “bravo bambino” e iniziando ad essere NOI STESSI.

analogicamente
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Luca trova oggetti in fondo al mare che lo incuriosiscono in quanto sa appartenere agli umani, oggetti complessi che nel luogo dove vive non esistono e che accrescono la sua curiosità sempre di più, giorno dopo giorno.

Ma lui è un bravo bambino e non può trasgredire alle regole imposte dalla famiglia, non può trasgredire quello che ormai è il suo stesso codice etico.

Sarà l’incontro con Alberto a cambiargli la vita.

Anche Alberto, come Luca è un “mostro marino” che può mutare forma quando è asciutto, a differenza sua però è perfettamente in grado di vivere questa sua DUALITA’ senza alcuna difficoltà. Anche noi abbiamo una natura DUALE che possiamo ACCETTARE e vivere come fa Alberto o NASCONDERE come fa Luca.

Possiamo allora essere animali di mare, ma saper stare anche sulla terra, possiamo essere ad esempio persone estremamente socievoli, ma allo stesso tempo individualiste, oppure essere tendenzialmente profondi, ma avere anche momenti di superficialità.

Ciò che crediamo di essere nasconde sempre anche il suo opposto, saperlo accettare è il segreto per vivere armonicamente. Alberto accetta perfettamente il suo doppio stato, tanto da vivere su un isola deserta entrando e uscendo a proprio piacimento dall’acqua.

Quando Luca lo incontra vede in lui l’incarnazione della parola “LIBERTA’” così, nonostante le prime resistenze, lo segue per poter respirare un po’ della sua autodeterminazione.

Inizia così la sua avventura verso una conoscenza sempre più approfondita di se stesso, dei proprio desideri e delle proprie aspirazioni. Alberto fa ciò che sente, non si fa limitare dalla paura, ne dai rapporti affettivi, vive praticamente solo per se stesso.

Il loro incontro è come la prima seduta di RIEQUILIBRIO EMOTIVO, quando incontri l’altra parte di te stesso, quella libera che va verso ciò che sente e prova.

Alberto ha tanti tesori umani conservati nella torre diroccata che ha adibito a casa, adora l’immagine della VESPA che ha appesa nella sua stanza, come fosse l’immagine sacra di un santo tutto votato al suo Dio LIBERTA’ e non ha nessuno intorno a cui rendere conto.

Anche Luca si innamora subito della vespa, simbolo di potenza, di confini superati, mezzo che può realizzare qualsiasi desiderio.

A gli occhi di Luca, Alberto ha tutto ciò che serve per essere felice, infatti ha tutti i pezzi necessari per costruire l’adorata vespa rappresentata nel poster, ma non ne è consapevole, lui colleziona ciò che lo attrae per qualche ragione, ma non sa mettere insieme i pezzi per realizzare sogni.

Alberto è libero di sognare, ma non ha la metodicità e la conoscenza necessari per realizzare il SOGNO, Luca invece ce l’ha, a lui manca solo il coraggio una volta assieme quindi possono iniziare a costruire il mitico mezzo di trasporto.

Riescono a riprodurne rudimentali copie, che tentano di usare anche grazie alla grande fantasia che li caratterizza.

Insieme a lui Luca impara ad azzittire “Bruno”, questo il nome dato da Alberto alla vocina interiore che boicotta le nostre azioni creative dall’interno. “Zitto Bruno!” impara a dire Luca ogni volta che la vocina interna gli dice di non fare una cosa che vorrebbe fare.

Chi non conosce Bruno? tutti ne abbiamo uno! Ci vorrebbe sempre piatti, nella gabbietta dorata a fare sempre le stesse cose, così da non avere mai grandi picchi emotivi. Se è lui a gestire la nostra vita ci sarà impossibile realizzare sogni e desideri perché questi sono legati all’emotività, all’inconscio, allo spericolato Alberto che è tutto dedito a provare EMOZIONI e SENSAZIONI.

Come ogni cosa dentro di noi ha una sua utilità anche Bruno, come ad esempio l’autoconservazione tanto importante per la sopravvivenza della specie, ma deve avere il suo posto che non è quello del comando. Il piccolo mostro marino lo impererà grazie al suo nuovo amico.

Anche noi ascoltando la voce del nostro inconscio impariamo a dire “zitto Bruno”, la comunicazione non verbale è il mezzo più potente che abbiamo per ascoltare il nostro emotivo, per divenire integri nella nostra dualità.

Luca inizierà a frequentare sempre più assiduamente Alberto insospettendo così i suoi genitori, che scopriranno ben presto le trasgressioni del figlio.

Come due bravi GUARDIANI DI PORTA a tutela del codice etico genitoriale, prepareranno una punizione esemplare per il ragazzo, ossia una villeggiatura negli abissi più bui e profondi assieme allo zio che vi abita da talmente tanto tempo da essere divenuto cieco e insensibile al proprio battito cardiaco, tanto che spesso si blocca ed è necessario aiutarlo a fare ripartire il suo ritmo regolare. I genitori pur di tenerlo al sicuro preferiscono vederlo menomato, storpiato, perché se la luce non la vedi più non puoi nemmeno desiderarla,se il cuore non puoi sentirlo non vorrai neanche più muoverti secondo il suo ritmo naturale. Li in quelle profondità, suo zio non cerca neanche più il cibo che gli finisce direttamente nella bocca, non ha più nessuna motivazione alla vita che gli scivola addosso nella più completa oscurità. Quale oltraggio più grande alla sua dignità poteva subire il ragazzo? Ed eccolo li pronto al grande salto, all’ATTO DI RIBELLIONE necessario alla crescita .

Scapperà via, andrà da Alberto e gli proporrà di commettere la trasgressione più pericolosa in assoluto, andare nell’isola vicino, Porto Rosso, dove abitano gli umani e dove il loro sogno di possedere una vera vespa può diventare realtà.

Per realizzare in SOGNO però non basta coalizzarsi con la parte emotiva, così l’unione tra Luca e Alberto non sarà abbastanza.

Infatti tra noi e il nostro obiettivo si andranno a interporre una serie di difficoltà che dovremo affrontare con TENACIA e RESISTENZA.

In “Donne che corrono con i lupi” l’autrice Pinkola Estes dice che la parte più resistente del nostro corpo sono le nostre OSSA, che sono un analogia della nostra ANIMA.

Quando le nostre azioni sono finalizzate alla realizzazione della parte più profonda di noi allora sono alimentate da un fuoco forte e resistente, ecco cosa trova Luca a Porto Rosso: la sua ANIMA.

I due mostri marini conosceranno una ragazzina umana, rossa di capelli come il fuoco che alimenta la sua tenacia nel voler partecipare ogni anno alla porto rosso cap, con l’intento di vincere il premio in denaro stabilito dalla signora Marsigliese, imprenditrice dell’isola.

Ogni anno la ragazza partecipa alla più importante gara del paese nonostante la paura di non farcela, oltre gli sbeffeggi del perfido Ercole che lei stessa nomina detentore del “regno del male”.

Ercole è l’antagonista per eccellenza, lui la vespa ce l’ha davvero, ogni anno vince la gara e il relativo premio e sottomette tutti gli altri ragazzini con il suo atteggiamento da bulletto.

Giulietta non ne ha paura, lei vuole vincerlo, Luca invece lo teme rendendosi conto della superiorità fisica e del potere che detiene, Alberto invece lo affronta senza timore, lui fa solo ciò che sente quindi alle provocazioni risponde senza riflettere. I tre ragazzi si uniranno in un fantastico trio, si alleneranno duramente grazie alla perseveranza di Giulietta, al desiderio di rivalsa di Alberto e all’obiettivo “vespa” di Luca.

La relazione tra le tre parti di noi ANIMA, EMOTIVO, LOGICA è ciò che serve per vincere, ma è anche estremamente difficile da mantenere viva se non si passa per alcune tappe obbligatorie. Prima fra tutte probabilmente è quella di riconoscere cosa infiamma la nostra ANIMA, cosa veramente desidera, in che modo è desiderosa di esprimersi e per Luca questo momento arriverà nella scoperta della passione per la conoscenza, quando prenderà si renderà conto di non desiderare semplicemente la libertà, ma di aspirare ad essere libero di conoscere le cose del mondo tramite lo studio.

La relazione con Giulietta illuminerà la sua coscienza su quanto più di tutto lo rappresenta, lo fa sentire se stesso. Tutti noi abbiamo bisogno di relazionarci alla parte più profonda del nostro essere per conoscerla a fondo e comprendere di cosa ha bisogno per esprimersi, per manifestarsi.

Alberto si renderà presto conto che Luca ha una passione in comune con Giulietta che lo vede escluso e metterà Luca di fronte alla realtà della loro condizione segreta di mostri marini.

Infatti nonostante l’amicizia e la convivenza con gli esseri umani i due ragazzi non hanno avuto ancora il coraggio di dichiarare chi sono davvero ecco perché quando Alberto si trasformerà davanti alla loro amica umana mostrandosi per ciò che è veramente, Luca farà finta di averne paura, di non essere come lui e lo lascerà quasi uccidere dagli arpioni di Ercole e i suoi amici.

Per Alberto questo tradimento dell’amico riaprirà una ferita mai chiusa, quella dell’abbandono da parte di suo padre molto tempo prima, così si allontanerà da Porto Rosso per andarsi a rifugiare nella sua torre.

Quante volte ci siamo trovati a vivere questa condizione ? quante volte abbiamo fatto finta di non essere quello che siamo rinnegando la relazione con il nostro inconscio? Con la nostra parte più nascosta?

Lo facciamo ogni volta che sorridiamo quando in realtà vorremmo piangere, quando ci arrabbiamo al posto di scusarci, quando manifestiamo un sentimento che non proviamo solo perché convenzionalmente più accettato o forse per paura di perdere l’amore e la stima di qualcuno a cui teniamo, che cediamo non possa accettarci per come siamo davvero.

E tradendo la relazione con la parte meno accettabile di noi, quella più selvaggia ci ritroviamo a riaprire ferite antiche, lacerazioni emotive legate a quando abbiamo dovuto decidere tra ciò che sentivamo dentro e ciò che dovevamo essere per sentirci “amabili”.

Luca si renderà presto conto di aver sbagliato e per scusarsi cercherà Alberto il quale racconterà del doloroso abbandono subito e forse proprio in quella confessione Luca acquisterà il coraggio necessario a gareggiare, anche solo s necessario, per vincere la Porto Rosso cap.

Sembra assurdo eppure le ferite emotive iniziano a rimarginarsi quando se ne prende consapevolezza, quando l’inconscio racconta alla parte logica quanto ha sofferto per un dato fatto, quando può uscire fuori l’emozione che in quell’evento era stata bloccata nel suo flusso naturale.

Ora Luca è più forte e può essere coraggioso perché ciò che era stato bloccato ha ripreso a fluire liberamente grazie alle verità di Alberto, ora può essere tenace e perseverante perché ha frequentato Giulietta, è entrato nel suo mondo e ha capito ciò che desidera ardentemente.

Gareggerà da solo superando ogni ostacolo, persino un tentativo di boicottaggio da parte dei genitori che nel frattempo erano andati a cercarlo, per salvare Alberto supererà l’enorme paura di manifestarsi per ciò che è, un mostro marino potenzialmente pericoloso e infine per salvare Giulietta sarà disposto a rischiare la vita, senza fuggire di fronte a chi di lui ha paura e per questo lo disprezza.

Per rispondere alla domanda iniziale io credo che Luca vince tutto ciò che nella vita c’è da vincere ossia la piena accettazione e manifestazione di se stesso.

Ogni parte di noi merita la nostra attenzione e la relazione tra loro è ciò che serve per realizzare un SOGNO. Alberto troverà un papà che lo ama e lo accudisce come ha sempre desiderato, Luca seguirà Giulietta in città per frequentare la scuola, i suoi genitori accetteranno le scelte del figlio anche grazie alla nonna che sarà in grado di rasserenarli con la saggezza che solo la memoria storica di una famiglia può detenere.

Ora Luca è finalmente se stesso e come dice la nonna :” non tutti lo accetteranno, ma molti si e lui sembra perfettamente in grado di riconoscere chi”.

Tania Zozzaro
ANALOGICAMENTE | Il Blog della Lettura Analogica | a cura di Tania Zozzaro

Sono un’Analogista! Ovvero una professionista delle Discipline Analogiche. Sono di Roma e lavoro per l’UPDA! Ho iniziato il mio studio delle Discipline Analogiche nel 2007. Le Discipline Analogiche ci permettono di conoscere noi stessi e gli altri attraverso il magnifico e complesso mondo delle emozioni.
Da allora non le ho più abbandonate, ma la mia passione per la motivazione, per il comportamento umano, per le emozioni, per la comunicazione e per le discipline olistiche cresce ogni giorno di più. Per questo ho creato e gestisco il blog Analogicamente.
Il blog di lettura in chiave analogica, si prefissa l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei lettori grazie agli spunti e alle riflessioni contenute nei miei articoli. Sarà proprio attraverso gli articoli che analizzerò tutto ciò che è rimandabile alle dinamiche emotive del comportamento umano.

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