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Andrea Camilleri nasce Il 6 settembre 1925, esattamente 95 anni fa, a Porto Empedocle in Sicilia

Autore di libri di grande successo, tra cui il ciclo dedicato al commissario Montalbano, dal quale e’ stata tratta l’ominima serie tv diretta dallo stesso Camilleri, ha dedicato gran parte delle sue opere a descrivere e approfondire la cultura e le modalita’ comunicative e comportamentali della sua amata Sicilia e dei suoi abitanti.

Infatti nei suoi libri, Andrea Camilleri tende a porre sempre l’accento sull’importanza della lingua parlata, al fine di comprendere tutto l’atteggiamento dei personaggi, il loro modo di ragionare, le motivazioni di un comportamento.

Il linguaggio, definito Camilleriano, usato nelle sue opere, e’ la prima caratterisitca “analogica” della sua scrittura. Molti termini sono un misto tra l’Italiano e il Siciliano, spesso manipolati ad arte per esprimere con prepotenza uno stato d’animo, un sentimento.

Per usare un termine molto di modo oggi, potremmo definire, il suo, un linguaggio di “pancia”.

Il dialetto di per sè é gia un linguaggio arcaico.  Rappresenta le nostre origini (ognuno in base alla propria regione di proveninza) e Camilleri va a modificare il proprio, tanto quanto basta per renderlo comprensibile anche a chi non lo conosce.

Di fondo l’Italia come nazione unita ha una storia relativamente recente (1861) e per molto tempo, la costituzione dello stato unito non ha significato unita’ dal punto di vista linguistico.

Nonostante l’Italiano inizia ad imporsi come lingua scritta gia’ a partire dal 1300, con le opere letterarie di Dante, Boccaccio e Petrarca, quando Andrea Camilleri nasceva nel 1925, il “dialetto” era ancora per molti l’unica lingua parlata.

Il Siciliano, poi, più che un dialetto, è per molti considerata una vera e propria lingua, derivante dal latino volgare al pari dell’Italiano (ricordiamo che in questo caso per siciliano si intendono tutti i dialetti meridionali estremi ossia la lingua parlata in Sicilia, parte della Calabria e nel Salento).

È quindi chiaro come i termini siciliani siano, antichi e ben radicati nella cultura di chi li parla.

Andrea Camilleri ha inventato veri e proprio termini mischiando le varianti linguistiche del Siciliano e della lingua Italiana, intensificando il loro significato emotivo, andando a descrivere oltre il significato letterale anche lo stato d’animo del personaggio.

Facciamo un esempio.

Il verbo Siciliano “taliari”, Camilleri lo prefrisce, non a caso, al verbo italiano “guardare”.

Infatti “taliari” deriva o dall’arabo “talayi” (ossia luogo dal quale si può osservare senza essere visti) oppure dallo spagnolo “atalayar” (osservare dall’altro, spiare le azioni dell’altro), in questo contesto il commissario Montalbano secondo Camilleri non guarda semplicemente, ma vede anche l’invisibile, cio’ che l’altro non vorrebbe si vedesse.

Del resto nel suo primo romanzo storico, “La mossa del cavallo” , ambientato nella Sicilia di fine 800, Camilleri ci raccontava esattamente questo aspetto.

Il protagonista è il ragionere Giovanni Bovara, nato in Sicilia, ma cresciuto a Genova.
In quanto ragioniere viene inviato a Montelusa (Sicilia), dal direttore generale delle finanze di Roma, a investigare e riferire su sospetti episodi di corruzione, ma sopratutto della poco chiara morte dei due ispettori che gestivano le finanze dei mulini nella stessa Montelusa.
Calato nella realta’ siciliana, Bovara non si pone il problema di doversi rapportare ad una cultura fortemente diversa dalla propria, nonostate piu’ volte i cittadini e i rappresentanti della legge (con i quali si trova a rapportarsi per lavoro) gli ”suggeriscano” di adeguarsi a tale cultura.
Il ragioniere non comprende alcune dinamiche cuminicative e comportamentali dei Montelusani, vivendo alcune di queste come offese alla propria professionalità e incorruttibilità.

Questa sua rigidità sarà un ostacolo allo svolgimento del proprio lavoro e sara’ una delle cause, oltre a una serie di sfortunati equivoci, che lo porteranno ad essere ingiustamente accusato d’omicidio.
Solo una volta in carcere il ragioniere Genovese comprendera’ l’importanza di calarsi nei panni dei propri accusatori, nelle dinamiche sociali di Montelusa per cacciarsi fuori dal terribile complotto nel quale è stato incastrato.

Per fare questo dovrà comprendere il loro linguaggio, il vero significato e i reali sentimenti che le parole usate nascondono e per riuscire nell’impresa passerà tutti i giorni di prigionia che lo separano dal processo a pensare e parlare esclusivamenete in Siciliano.

Il forestiero Bovara si ritrova, quindi, a dover decodificare un linguaggio che non gli appartiene se vuole ottenere la libertà, così come il cultore delle Discline Analogiche si ritrova a dover decodificare il linguaggio emotivo suo medesimo e dell’altro per ottenere ciò di cui ha bisogno.

Linguaggio intriso di carica emotiva, accento sull’importanza della comunicazione condivisa e ricerca costante della verità, sono le caratteristiche principali della penna di Camilleri analogamente alle discipline analogiche.

Infatti l’autore ama sbrogliare la matassa che lui stesso crea nelle sue storie e che non hanno mai avuto una risoluzione nella realtà, ma che trovano nella sua fantasia (guarda il romanzo “La concessione del telefono” ad esempio) .

Ogni riequilibrio emotivo che effettuiamo su noi stessi è un passo per sciogliere la matassa del nostro conflitto, per riportarlo alla sua causa originale, che potremmo anche definire “reale”.

La nostra “Vera” verità è la risoluzione dei problemi che ci affliggono.

Ristabilire la causa reale “all’effetto” è lo scopo di un riequilibrio emotivo, così come lo scopo di molti tra i romanzi e i monologhi teatrali scritti da Andrea Camilleri.

Oggi, nel giorno del suo compleanno non compiuto, AnalogicaMente sente di dover ringraziare Andrea Camilleri per la ricca eredità lasciateci e per i molteplici spunti di riflessione di cui i suoi scritti sono intrisi.
Andrea Camilleri

La felicità per me non ha motivazioni, non ne ha mai avute, per me è fatta di cose ridicole… Io la felicità l’ho trovata sempre nelle cose terrene, concrete, negli odori, nei sapori, nei rapporti umani, non nella letteratura

Andrea Camilleri

Camilleri la mossa del cavallo

«Dominivobisco»
«Etticummi spiri totò» risposero una decina di voci sperse nello scuro profondo della chiesa, rado rado punteggiato da qualche lumino e da cannìle di grasso fetente.
«Itivìnni, la missa è.»
 La mossa del cavallo

Camilleri Montalbano

Aviva passato la prima parte della jornata di vacanza della pasquetta in una pace di paradiso. La sira avanti la televisione aviva comunicato all’urbi e all’orbo che la matinata del jorno appresso, vale a dire il lunedì dell’Angelo, sarebbe stata tutta da godersi: temperatura quasi estiva, nenti nuvole e manco un alito di vento. Nel doppopranzo, invece, era previsto qualichi annuvolamento, ma non c’era da farsi prioccupazione, cosa leggera, robba di passaggio.

 La prima indagine di Montalbano

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Tania Zozzaro
ANALOGICAMENTE | Il Blog della Lettura Analogica | a cura di Tania Zozzaro

Sono un’Analogista! Ovvero una professionista delle Discipline Analogiche. Sono di Roma e lavoro per l’UPDA! Ho iniziato il mio studio delle Discipline Analogiche nel 2007. Le Discipline Analogiche ci permettono di conoscere noi stessi e gli altri attraverso il magnifico e complesso mondo delle emozioni.
Da allora non le ho più abbandonate, ma la mia passione per la motivazione, per il comportamento umano, per le emozioni, per la comunicazione e per le discipline olistiche cresce ogni giorno di più. Per questo ho creato e gestisco il blog Analogicamente.
Il blog di lettura in chiave analogica, si prefissa l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei lettori grazie agli spunti e alle riflessioni contenute nei miei articoli. Sarà proprio attraverso gli articoli che analizzerò tutto ciò che è rimandabile alle dinamiche emotive del comportamento umano.

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